Eva Kant's profileLa stanza di GattonillPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Omaggio a un maestro.ARTISTI CONTEMPORANEI: STEPHANE GALLET di Tiziana Filiti Di Mario La prima volta che ho sentito il suono del flauto ney è stato grazie a “un tizio” di nome Stephane Gallet: era un lunedì 4 Giugno e mi trovavo ad un seminario di musica sufi a Palermo. Ovviamente non sapevo nulla sul sufismo e -mentre affrontavo ogni genere di difficoltà per riuscire ad arrivare a palazzo Steri (sede del convegno) -col mio “valigione”- mi ero chiesta più volte se ne valesse la pena o se invece fosse il caso di tornarmene a casa. Fortunatamente sono testarda: appena l'ho sentito suonare il flauto ho capito che era valsa la pena andare e che mi sarei trovata benissimo. Per una settimana intera mi sono ritrovata -insieme ad altre 20 persone -a trascorrere la maggior parte della giornata immersi nella musica e ascoltando novelle sufi. Inoltre abbiamo tutti avuto la possibilità di approcciare uno strumento che ho scoperto essere di una dolcezza incredibile...anche se non lo so ancora suonare perchè è difficilissimo (o forse sono negata io!). Il flauto ney infatti, è un tipo particolare di flauto: non traverso, non dritto ma obliquo. E' in canna e si costruisce ancora come secoli fa. Questo particolare rende il flauto ney uno strumento estremamente sensibile e di difficile apprendimento. Eppure, nelle mani giuste, ha un suono dal gusto meraviglioso, ricco di armonici, un suono che non può essere “imprigionato” nella dodecafonia del temperamento equabile ma che spazia nel ben più ampio mondo dei suoni naturali. Il flauto ney è lo strumento tipico della musica sufi e cioè di quella che è stata definita come la parte ascetica dell'Islam. I maestri sufi (VIII-IX secolo in poi) hanno coltivato l'ascesi cercando di interpretare l'insegnamento del Corano in chiave ecumenica. Nel cammino dell'uomo verso Dio hanno dato particolare importanza sia alle sedute di meditazione e preghiera, che agli apologhi e alle novelle intese come racconto immediato e contemporaneamente, “veicolo di ammaestramenti profondi” (G. Mendel). Attraverso questo immenso patrimonio di saggezza popolare ed alta qualità dottrinale accumulatosi nel tempo, è possibile “aprire una finestra” sul mondo del misticismo islamico, scoprendo un islam puramente coranico, tollerante, aperto e improntato a un vero e proprio spirito ecumenico. In un tempo - quello di oggi- in cui si parla sempre più spesso di divisioni e di odio religioso, io ho avuto la fortuna conoscere un ambiente in cui, anziché le differenze, sono state portate avanti, evidenziate, le analogie, le affinità. Ed è stato meraviglioso per me, scoprire una parte tanto ricca e tanto bella dell'Islam, così vicina alla nostra tradizione cristiana. A Palermo ho avuto inoltre, la possibilità di conoscere un uomo, un grande artista, una persona di grande intelligenza, di vasta cultura e di immenso coraggio, a cui sento di dovere dire grazie per diversi ordini di motivi. Sto parlando proprio di Stephane Gallet (il “tizio” citato all'inizio del mio intervento), musicista e costruttore di flauto ney, che è stato la nostra guida durante quella magnifica settimana. Con la sua grande personalità, associata ad una umiltà davvero rara, è riuscito a creare un clima confidenziale in un ambiente molto eterogeneo quale era il nostro. Ciò senza che ci si rendesse conto che l'artefice di quella intimità era proprio lui. Ci ha portato in un mondo che non conoscevo e lì, tutti insieme, abbiamo sentito parlare di musica e -di riflesso- di Dio-. E sembrava una cosa così naturale, così semplice, che oggi mi chiedo: come sia possibile tanta ostilità tra i popoli se “diciamo tutti la stessa cosa”? Nel M° Gallet ho colto diversi aspetti caratteriali: l'estrema sensibilità del musicista ma anche la grande attenzione verso gli allievi; l' amore per il sapere, che si traduce nella sua vastissima ed eclettica esperienza di vita (suona diversi strumenti ed è anche esperto in canto lirico, canto gregoriano, canto difonico, musica orientale, e tanto altro), associato ad una continua sete di conoscenza. Ma la sua “grandezza” va al di là della valutazione artistica e riguarda anche “il maestro”: nessuno di noi dimenticherà la grande pazienza che ha dimostrato con tutti, incoraggiandoci sempre, e il carisma coinvolgente che ha catturato la nostra attenzione costantemente per una media di sette ore al giorno. Tutto ciò probabilmente è possibile perchè in lui coesistono due aspetti importanti: una grande forza di volontà ed una altrettanto grande semplicità. Una persona, gentile, ma di polso. Un grande insegnante. Grazie.
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