Eva Kant's profileLa stanza di GattonillPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
per il mio maestro 2! per il mio maestro!!!..... OVVIAMENTE E' SOLO L'INIZIO...IMPREVISTI GIORNALIERI PERMETTENDO!!! Omaggio a un maestro.ARTISTI CONTEMPORANEI: STEPHANE GALLET di Tiziana Filiti Di Mario La prima volta che ho sentito il suono del flauto ney è stato grazie a “un tizio” di nome Stephane Gallet: era un lunedì 4 Giugno e mi trovavo ad un seminario di musica sufi a Palermo. Ovviamente non sapevo nulla sul sufismo e -mentre affrontavo ogni genere di difficoltà per riuscire ad arrivare a palazzo Steri (sede del convegno) -col mio “valigione”- mi ero chiesta più volte se ne valesse la pena o se invece fosse il caso di tornarmene a casa. Fortunatamente sono testarda: appena l'ho sentito suonare il flauto ho capito che era valsa la pena andare e che mi sarei trovata benissimo. Per una settimana intera mi sono ritrovata -insieme ad altre 20 persone -a trascorrere la maggior parte della giornata immersi nella musica e ascoltando novelle sufi. Inoltre abbiamo tutti avuto la possibilità di approcciare uno strumento che ho scoperto essere di una dolcezza incredibile...anche se non lo so ancora suonare perchè è difficilissimo (o forse sono negata io!). Il flauto ney infatti, è un tipo particolare di flauto: non traverso, non dritto ma obliquo. E' in canna e si costruisce ancora come secoli fa. Questo particolare rende il flauto ney uno strumento estremamente sensibile e di difficile apprendimento. Eppure, nelle mani giuste, ha un suono dal gusto meraviglioso, ricco di armonici, un suono che non può essere “imprigionato” nella dodecafonia del temperamento equabile ma che spazia nel ben più ampio mondo dei suoni naturali. Il flauto ney è lo strumento tipico della musica sufi e cioè di quella che è stata definita come la parte ascetica dell'Islam. I maestri sufi (VIII-IX secolo in poi) hanno coltivato l'ascesi cercando di interpretare l'insegnamento del Corano in chiave ecumenica. Nel cammino dell'uomo verso Dio hanno dato particolare importanza sia alle sedute di meditazione e preghiera, che agli apologhi e alle novelle intese come racconto immediato e contemporaneamente, “veicolo di ammaestramenti profondi” (G. Mendel). Attraverso questo immenso patrimonio di saggezza popolare ed alta qualità dottrinale accumulatosi nel tempo, è possibile “aprire una finestra” sul mondo del misticismo islamico, scoprendo un islam puramente coranico, tollerante, aperto e improntato a un vero e proprio spirito ecumenico. In un tempo - quello di oggi- in cui si parla sempre più spesso di divisioni e di odio religioso, io ho avuto la fortuna conoscere un ambiente in cui, anziché le differenze, sono state portate avanti, evidenziate, le analogie, le affinità. Ed è stato meraviglioso per me, scoprire una parte tanto ricca e tanto bella dell'Islam, così vicina alla nostra tradizione cristiana. A Palermo ho avuto inoltre, la possibilità di conoscere un uomo, un grande artista, una persona di grande intelligenza, di vasta cultura e di immenso coraggio, a cui sento di dovere dire grazie per diversi ordini di motivi. Sto parlando proprio di Stephane Gallet (il “tizio” citato all'inizio del mio intervento), musicista e costruttore di flauto ney, che è stato la nostra guida durante quella magnifica settimana. Con la sua grande personalità, associata ad una umiltà davvero rara, è riuscito a creare un clima confidenziale in un ambiente molto eterogeneo quale era il nostro. Ciò senza che ci si rendesse conto che l'artefice di quella intimità era proprio lui. Ci ha portato in un mondo che non conoscevo e lì, tutti insieme, abbiamo sentito parlare di musica e -di riflesso- di Dio-. E sembrava una cosa così naturale, così semplice, che oggi mi chiedo: come sia possibile tanta ostilità tra i popoli se “diciamo tutti la stessa cosa”? Nel M° Gallet ho colto diversi aspetti caratteriali: l'estrema sensibilità del musicista ma anche la grande attenzione verso gli allievi; l' amore per il sapere, che si traduce nella sua vastissima ed eclettica esperienza di vita (suona diversi strumenti ed è anche esperto in canto lirico, canto gregoriano, canto difonico, musica orientale, e tanto altro), associato ad una continua sete di conoscenza. Ma la sua “grandezza” va al di là della valutazione artistica e riguarda anche “il maestro”: nessuno di noi dimenticherà la grande pazienza che ha dimostrato con tutti, incoraggiandoci sempre, e il carisma coinvolgente che ha catturato la nostra attenzione costantemente per una media di sette ore al giorno. Tutto ciò probabilmente è possibile perchè in lui coesistono due aspetti importanti: una grande forza di volontà ed una altrettanto grande semplicità. Una persona, gentile, ma di polso. Un grande insegnante. Grazie.
Viaggio ad AgrigentoIo non vorrei dirlo, ma organizzavo sto viaggio ad Agrigento da almeno 2 settimane. Non era di piacere nè tantomento per rilassarmi (chi è quel cretino che si rilassa guidando 3-4 ore con il caldo cocente?). Dovevo semplicemente andare da Gianluca, il mio foniatra nonchè professore di fisiologia (quello che mi ha messo la lode va...) per sapere in che condizioni stanno le mie corde vocali. Con me c'erano: stella, la mia collega, Meri, Anna, entrambe del coro della basilica e Claudio che non conoscevamo nemmeno (in realtà poisi è scoperto che si ci conoscevamo per via di suo fratello ma lui era piccolo e non si ricordava di me...cmq un poveraccio che si è trovato per caso con noi). Questi eravamo all'andata.
La partenza era fissata alle otto. Meri mi dice: ti invio un sms quando sto er venire da te se non posso te lo dico e mi vieni a prendere....non ti dimenticare... Giuro che ero armata di tutte le buone intenzioni ma mi so addormentata alle 4,30 quindi mi so svegliata alle 7.50 (anzichè alle 6.30 come previsto). Scatto dal letto, controllo il cell e vedo un sms di meri delle 7.19....sto partendo non lasciarmi fuori...oddio, chissà dove sta ora, questa mi ammazza come minimo. La chiamo: meri dove sei?...Sto partendo da casa, tra un pò sono lì.Ok. Meno male ho 10 minuti...non vi dico a che tempo mi son lavat, estita, sistemata la camera da letto...cmq quando è arrivata ero quasi pronta (con una faccia da zombie...).Passiamo a prendere Anna ma non la troviamo...ma dove sta...la chiamiamo...era all'altro angolo! Ok, proseguiamo fino ai traghetti d milazzo. Sto per scendere a raccattare stella e claudio ma meri continua a guidare e amomenti mi smarrubbo per terra...vabbè.scendo finalmente e trovo Stella ma NON Claudio (che nemmeno so come è fatto). Fortuna che arriva un tipo coi capeli rossi, chiedo ed è lui....ok si parte. Tutti mi chiedono id aprire l'aria condizionata, meri la apre ed esce aria calda...come mai? ah mi son dimenticata di dirvi che: 1 la macchina non è mia ma me l'hanno prestata; 2 non ha aria condizionata...perfetto! Almeno apriamo i finestrini...ehm...si possono aprire ma dobbiamo fermare l amacchina , io scendo con la chiave e aprola portiìera...si aprono così....che bello! siparte, 5 in macchina senza aria condizionata per 3 e mezza....Da dove andiamo? da cefalù. Arrivati a Buonfornello (135km) usciamo e comincimo a percorre la statale...abbiamo il navigatore?no scusate l'ho lasciato sull'altra macchina...però ho le mappe di google...peccato he per errore son quelle di Naro...ok in qualche modo faremo...proseguiamo e finalmente arriviamo (finalmente un fungo: dopo 3, 30 ore di cicaleccio continuo e non mio mentre meri si incacchiava perchè volevo ascoltare Helmut Walcha all'organo o i Prozac+)., parcheggiamo (claudio sapeva dve andare) e arriviamo allo studio di Gianluca non senza avere diquisito col portiere del palazzo che reclamava il suo diritto a darci informazioni (ma noi sapevamo dove andare!)Boh! Cmq ci installiamo nella sala d'aspetto riempiendola, io e stella ai pc e gli altri leggendo...a un certo pundo avevo bisogno di un accessorio e mi metto afrugare nella borsa accanto a me...ma non lo trovavo...a un certo punto sento Claudio dire: scusa ma ti serve qualcosa? se me lo dici te l aprendo io! Perchè?...guardo bene...era la sua borsa...grazie che non trovavo niente!!!cmq Claudio fa la visita, e Alfonso poi dice (asp...alfonso è sempre gianluca perchè in realtà si chiama alfonso gianluca e noi lo chiamiamo un pò in un modo un pò nell'altro): ok, pausa andiamo a pranzo e poi riprendiamo.
Ok, tanto devo fare bancomat.Raccatto i miei (per ora TRE) cellulari dalla macchina e li seguo al ristorante.Nel frattempo arriva Elisa, un'altra collega, arrivata in treno, e che tornerà con noi in macchina.
Mentre pranzavamo (lasciamo perdere il casino per ordinare)Cludio dice ce va via prima per prendere il treno...allora Alfonso ci dice: non prendete il tartufo per claudio che sta andando via o perde il treno. E stella risponde: Ma claudio chi è?E lui poverino oltretutto era ancora seduto li, davanti a lei...ahahahaha...vabbè. Vado a fare bancomat e ovviamente lascio la carta inserita...meno male che c'era meri...Intanto arriva un'amica di stella da Acireale, anche lei per la visita.Peccato che stella si fosse dimenticata di dire che una visita dura un'ora e mezzo circa...la poverina doveva rientrare e quindi abbiam dovuto farle passare entrambe avanti a noi (si, pure stella perchè se ne tornava con lei). Cominciamo le visite e mentre aspettiamo ognuno fa quel che può: io ero col wireless a scrocco, gli altri chiacchieravano, anna si mette a far ginnastica. Alfonso Gianluca rompe in continuazione dicendo che a noi piace dario, il suo assistente...e lo so che guardi Dario, e quanto è carino dario...beh, è antropolgicamente simmetrico ok ma mi ca lo guardavo...tu non mi guardi più perchè c'è lui...ora divento geloso...ma se guardo solo te!!!come non è vero...come puoi essere geloso?!!ma se mi son psarata 300km per farmi visitare d alui...niente...era fissato che ogni attenzione era per dario...cmq era vero, su qualcuno ha fatto colpo il ragazzo (che ha 27 anni circa)ma non dico chi!
Il risultato finale delle visite (che so finite alle 21) è che io ho le corde da mezzosoprano ma studio da soprano (cambierò tecnica per la 500sima volta) gli altri ok mentre meri abbiam scoperto che a 20 ancora defe finire di mutare la voce, ha due aritenoidi come cocomeri, è denutrita anche se non si direbbe enon respira bene. Ma il peggio è quella poveretta di Anna: venuta lì per avere uno spray, delle goce,...si scopre che ha di tutto e di pù e si deve operare alle corde per un doppio sulcus e un nodulo (oltre ad avere la trachea disallineata).Cmq: partiamo per tornare a casa alle 21. e dobbiamo anche portare Elisa a Rometta: vabbè che sono solo 10 minuti in più. Ok.usciamo da Agrigento (guido io, di notte, senza occhiali) ma io sbaglio uscita per cui ci tocca fare il giro del ciurro, ritornare ad Agrigento e ri-uscire...e amomenti sbagliavamo di nuovo. Cmq le mappe sono giuste stavolta.Ci incamminiamo per le interminabili strade statali dell'entroterra, costeggiando comuni mitologici della nostra tradizione come canicattì, districandoci in un traffico incredibile ( emeno male che non doveva esserci nessuno) con me che guido stile spiaccicamento sul parabrezza. Entriamo finalmente in autostrada dopo un tempo interminabile in cui contavamo i chilometri e i minuti. Anna ed elisa dormivano, meri era al mio pc e io guidavo(continuando a contare i km). A un certo punto vedo un gatt sull'altra corsia, rallento, il gatto scappa dall'altro lato e io riprendo ca mminare, invece quello si butta sotto le ruote, io sterzo, tento di schivarlo ma era troppo tardi e io lancio un urlo bestiale. Si svegliano elisa e anna terrorizzate gridando aiuto, incidente, che è successo. meri dice: ha investito un gatto....il vaff.. si è letto nei loro occhi. Oh, ma è stato orrendo povero micio e che cacchio!me lo sentivo spiaccicato nelle ruote per tutto il viaggio...ma se non guidavo io chi guidava?Continuiamo. Nel frattempo veniamo a scoprire di come Anna ha intasato il cesso di casa sua per colpa della stitichezza e dopo avere inutilmente usato ogni sorta di acido, ha dovuto chiamare aiuto. Sappiamo anche che elisa voleva tornare prima (ecco perch tornava con noi...poveraccia) perchè doveva uscire...se vabbè...cmq, a mezzanotte eravamo all'altezza di barcellona. dico alle ragazze: alle 12.30 saremo a casa.corro come una dannata fino a rometta, lascio elisa e poi ho un dubbio: vado dalla nazionale o torno dall'autostrada? vabbè dall'autostrada si fa prima e siamo stanchi...ok, rientro ealla fine della corsia di accelerazione...mikki, no...è chiusa!devo andare per forza...a MESSINA!!!!Piangiamo lì per 5 minuti buoni e oi, avendo capito che non si smaterializzerà l'ostacolo, infilo per messina e corro come una folle (e che cacchio so stanca e affamata)...io lo avevo detto che dopo sei mesi ci trovavano ancora per strada!!!Cmq arrivo a messina, inversione ad U (ovviamente vietata)e corro fino a rometta dove....interruzione dell'autostrada! Pratiamente non che lavori facevano ma hanno dovuto chiudere tutto...ecco perchè era pieno di operai per strada!!!e che cacchio!!! esco a rometta e proseguo via paesi (Ma vi rendete conto...due vite ci vogliono per arrivare)proseguo via paesi, con una folla (non scherzo, folla)di automobilisti inferociti esoprattutto tanti camion. Questo fino a Giammoro dove ci sta una ennesima deviazione...ma dove porta? boh, chi vci viene mai per qua....molti sbagliano, noi quasi...altra inversione ad U. proseguiamo. un tratto la strada diventa buia...e sconosciuta...guarda dovevi andare di la...ma di là dove, lì dice Archi,...no no era pure la statale....oddio e dove sto andando allora....mah, alla raffineria, io lo so perchè mi è finita pure a me così l'altra volta...ah,grazie di averlo detto subito...cmq, arrivo alla raffineria (ormai)con le macchine dietro che per seguirci avevano sbagliato pure loro....e torno indietro....riesco e reinfilarmi sulla strada giusta e proseguiamo. A un certo punto meri dice: ma non si prende di qua...oh, arrivare arriva, io alla prossima deviazione, chiudo la macchina, suono a qualcuno e mi faccio dare un letto...si ma prima scrocchiamo un pasto. ok.invece, tra semafori rossi (li abbiam presi tutti noi), casino, deviazioni, storie assurde,siamo arrivati.Lasciamo Anna e mentre meri pensa id sveglaire sua mamma alle 2 per dire che dorme a barcellona, chiama alberto assonnato....ma dove siete ancora???HAi le mutande? bene scendi che passo a prenderti e portiamo meri a casa. Lui scende ma fa guidare me sigh. E poi si è lamentato tutto il tempo che andavo a zig zag...ma io ero morta...e mi dice potevi dirmelo...m adirmelo che...te lo avevo detto...e che ne so...meno mal che siam tornati!!!
PS. Ovviamente questa era una sintesi!!! Riepilogo 2008Salve ragazzi! So che è tanto che non mi faccio sentire . Abbiate pazienza ma è stato un anno molto intenso. DUnque, vi avevo lasciato con me che supero gli esami di ammissione al conservatorio. Beh, come tutte le favole che finiscono con ...e vissero tutti felici e contenti...non si tiene conto del "giorno dopo". Infatti, appena iniziate le lezioni sono iniziati anche i guai...le mie acune torrenziali si evidenziavano in tutte le materie. In sostanza mi era stato fatto capire che "non ero cosa". Andava tutto storto...canto, l amateria principale...era una ansia continua, non ingranavo per nulla; armonia, non capivo niente, molte materie non mi erano ancora cominciate e io già non ci arrivavo. Insomma, un dramma...a parte pianoforte che il prof alla prima lezione mi dice che ho una bella testa...e meno male! Io mi volevo sparare! Aggiungici pseudoamici che ti fanno battute del tipo "non sei cosa" oppure: ma perchè tu capisci di armonia...oppure perchè, t vuoi pur eintendere pianista...e il quadro è completo. Avevo due alternative: lasciare tutto o mettermi sotto. Lasciare tutto: non se ne parlava per nulla dopo tutta la fatica fatta per entrare quindi mi son messa sotto dicendomi...passo dopo passo vediamo cosa succede...beh, l'anno è finito e io mi ritrovo un libretto con quasi tutti 30(e pi la lode in fisiologia è una cosa a cui tenevo tanto), conosco 8/9 di conservatorio, adoro i miei proff che considero amici più che prof. adoro il mio gruppo di colleghi con cui sono più intima: marco, un talento della musica , stella col suo mondo particolare, vittorio e le sue imitazioni, rosario col suo linguaggio strano (dietro cui si cela una grandissima cultura) e altri che ho conosciuto: giada la chitarrista più mitica del mondo, i due "marchi", enza, soprano drammatico,...un casino insomma!!!Ma il successo più grande non è nemmeno il 27 in canto (se considerate che è una commissione durissima e io pochi mesi fa non ero nemmeno da 18...è un gran bel voto...) quanto invece il rapporto che ho costruito con la mia maestra, la prof. M.L.C. Pappalardo, una donna eccezionale oltre che professionista impagabile. Una insegnante con le palle che è riuscita a tirare fuori da ognuno di noi della classe il meglio, ma ci anche mantenuti uniti (cosa che nelle classi di canto è una utopia).E' una donna che ammiro e a cui mi sono legata molto. Infatti la considero la mia maestra e consigliera in tutto. Inoltre non posso non citare il mio prof di pianoforte E.Cardi (anche perchè altrimenti mi uccide) con cui ho un altrettanto rapporto di stima (spero reciproca ma penso di si altrimenti non mi avrebbe cazziato perchè non ho preso la lode in analisi...che bello il più bel complimento che mi potesse fare!!!)e che si è offerto anche lui di farmi da maestro (ovviamente ho accettato mica sono scema). Quindi ho due maestri eccezionali....meglio di così non poteva andarmi penso....si, è stato un bell'anno tutto sommato, anche se è stato pesantissimo. Ma di questo vi parlo dopo. Ora vado a cenare altrimenti svengo...c'è troppo caldo...troppo!smick a tutti. SouvenirRicordi di un ritiro spirituale a Baida Eva Kant
Tra le colline che abbracciano la città di Palermo è possibile trovare (attraverso un’attenta ricerca) una località chiamata Baida. Qui, immersa nel verde, ha sede la Casa di Spiritualità delle figlie di S. Anna. Descrivere gli appuntamenti di Baida, cercando al tempo stesso di essere brevi, è impresa veramente ardua, specie per chi - come me - è solo alla sua seconda esperienza. Tuttavia, essendomi stato affidato questo compito, ritengo che l’idea migliore sia quella di lasciar parlare ricordi e impressioni. Per la verità, due giorni sono davvero pochi per essere in grado di ricordare anche solo i nomi di altre trentaquattro persone. Eppure, sono fermamente convinta che non sia questa la nota importante da sottolineare. Chiunque fossimo, da dovunque fossimo venuti, uno era lo scopo: lasciare che il mondo andasse per la sua strada e quindi guardare e seguire il volto del nostro Signore (che io amo chiamare “papuccio”). Immersi in un’atmosfera quasi irreale per i nostri tempi e affidati alle affettuose cure delle suore Figlie di S. Anna (le nostre “suorine”), abbiamo affrontato il tema: “Dare volto all’Amore”. Ed è toccato al nostro padre Manuel avventurarsi nell’impresa – tutt’altro che facile – di farci comprendere appieno circostanze e sentimenti che sono di immediata percezione e davvero intuitivi, ma che forse, proprio per queste caratteristiche, sono altrettanto complicati da percepire nel mondo della fretta e dell’arrivismo, dell’odio e del rancore; in un mondo fatto di obiettivi da raggiungere e di scale sociali, professionali ed economiche da salire velocemente, prendendo a “spallate” gli altri. Insomma, in un mondo di impazienza. La prima difficoltà, intanto, è quella di dare una definizione dell’Amore. Non so quanti di noi si siano mai chiesti cosa sia l’Amore. È una parola tanto usata, talmente conosciuta, eppure – se ci guardiamo intorno – tutti ne parlano ma pochi sanno cosa esso sia. Come possiamo aspirare, cercare, vivere, dare volto a qualcosa di cui non conosciamo il significato? Come possiamo riconoscerlo, se lo incontriamo? Sarà per questo che spesso l’amore è confuso con sentimenti diversi, ai quali ci si aggrappa come il viandante nel deserto si aggrappa al miraggio. E Baida è l’oasi dove possono trovare ristoro le nostre anime assetate di verità. È vero che siamo arrivati lì da mille strade diverse, in mille modi diversi, in mille momenti diversi, con mille motivazioni diverse…, ma il vero motivo, il vero scopo, è stato per tutti solo uno: Dio. Padre Manuel ha posto al centro delle riflessioni uno degli aspetti dell’amore: la pazienza. Chi avrebbe mai pensato che la pazienza occupasse un ruolo così importante nel nostro cammino di cristiani?! È semplice, è palese che chi ama è paziente. San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, è eloquente al riguardo (Inno alla carità). Eppure, molti di noi davano per scontato che la pazienza fosse un semplice corollario dell’amore, una conseguenza, un accessorio insomma. Invece, la pazienza è l’essenza stessa dell’amore. Quanto è paziente Dio con noi! Quanto lo è stato Cristo in terra! Quanta pazienza ha dimostrato nel caricarsi sulle spalle quella Croce! E noi? Siamo davvero pazienti? O il nostro amore si riduce ad una forma di egoismo? Come possiamo dare volto all’amore se non siamo pazienti? Se amare significa dare senza chiedere nulla in cambio, perché spesso ci dimostriamo poco inclini alla pazienza e, soprattutto, siamo poco pazienti con Dio, Colui che più ci ama? Insomma, come se non avessimo fiducia nelle sue parole, nel suo amore: basta una piccola avversità per spazientirci con il nostro Signore, come se ci avesse dimenticati. Invece, essere pazienti significa anzitutto essere capaci di attendere la realizzazione del progetto divino. Ma significa anche “sopportare” gli altri. Sopportare – intendiamoci – da percepirsi nel significato più esatto del termine, il più bello: quello arcaico di “mettere sopra di sé”. Che cosa dobbiamo mettere sulle nostre spalle? Naturalmente gli atteggiamenti incongruenti, le irrazionalità, le diversità d’opinione, le difficoltà degli altri; ma anche le avversità che la vita ci presenta, i fallimenti e le delusioni. E quindi portare tutto questo con noi, facendocene carico. Sopportare, dunque; mettere sopra di sé la croce così come fece Gesù. A Baida – che sempre fornisce occasione di crescita interiore – ci siamo dedicati ad una ricerca che era collettiva ma, nello stesso tempo, intima. Il confronto delle idee espresse da ciascuno con quelle degli altri, a volte diversissime tra loro, ci ha senza dubbio arricchiti. Ascoltare punti di vista dissimili ha permesso a tutti di osservare la realtà da molteplici angolature, fornendo in tal modo una visione più completa, meditata, di cosa sia la pazienza e quindi l’amore vero. Al di là della singola esperienza, va in ogni caso rilevato che il grande insegnamento degli incontri tenuti a Baida, il più grande esercizio, consiste nell’ascolto dell’altro, nell’accogliere i diversi modi di interpretare le vicende della vita. A Baida non solo si accetta il confronto ma, anzi, lo si cerca. Molto spesso, infatti, siamo così impegnati ad “ascoltare il suono della nostra voce, da non sentire le parole degli altri”, rischiando così di tradire i nostri princìpi di fede. Anche quest’incontro ci ha fatto compiere un esercizio importantissimo per il nostro cammino di cristiani, perché ha confermato l’importanza dell’ascolto, del dialogo e del continuo confronto con gli altri, spingendoci in tal modo a guardarci dentro senza paura ed a rimettere in discussione il nostro modo di “vedere la vita”. Il che arricchisce noi e chi ci sta accanto, perché – non dimentichiamolo – solo se daremo volto all’amore gli altri potranno vedere in noi il volto di Cristo e conoscere veramente i princìpi che Egli ci ha trasmesso. Solo in tal modo saremo testimoni dell’amore di Cristo e suoi discepoli nel mondo. “Mettere sopra di sé la croce”. Questo è l’amore vero. Questo è il nostro compito. Poche semplici parole, ma molto difficili da mettere in pratica.Io non so se riuscirò ad essere davvero paziente, a caricarmi ogni giorno della croce come ha fatto il Cristo, ma per ogni passo avanti fatto, per ogni pietra aggiunta, so che il mio primo ringraziamento va a quella meravigliosa palestra spirituale che è Baida.
Favola d'amore (H. Hesse)
Favola d'Amoredi Herman HesseAppena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Ma quando, invece dell'albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita. E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lilla, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna. Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il magicamente prefigurato. Pictor scorse un uccello sull'erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al bell'uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la felicità?". "La felicità?" disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato, "la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli". Con queste parole l'uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un'ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo nell'erba, ed ecco: l'uccello era diventato un fiore variopinto, le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l'uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia. E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po' si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia. Ma la nuova farfalla, l'allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erbe e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo a la tirò a sé. Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine. All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell'orecchio:" La pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!". Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta aveva desiderato essere albero, perché gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità. Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli. L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d'albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste. Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sé più d'un albero scomparire all'improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori. Lui invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza. Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione. Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l'accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse. Quando l'albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perché era come se il suo stesso sangue gli gridasse :" Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità". Ed egli ubbidì. Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell'uccello che allora aveva riso e dell'albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono. La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimè, perché si era lasciato raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l'aveva oscuramente sentito e presagito, ohimè! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che era fatto di uomo e di donna! Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello , mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità. Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui. Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora. Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo. Che tragedia assurda!Solo ora trovo la forza di parlarne anzi, di scriverne sul blog. Tale forza è dettata anche dalla necessità di fare sapere al maggior numero di persone osbbile quanto era meraviglioso Stefano. Stefano era mio cugino, il 4° figlio di Mico e Anna Maria. La mia conoscenza di Stefano è indiretta perchè -data la differenza di età (lui era molto più piccolo di me) - io conoscevo meglio gli altri fratelli. Ed anche perchè lui era il più tranquillo, il più mite. Dico questo per fare capire quanto siano false le cose scritte su internet su di lui. Dicevo che la mia conoscenza era indiretta, era basata sul "guardare". Si, perchè dalla finestra della mia camera io vedevo Stefano arrivare cooi mezzi della ditta del padre e lavorare o nel vicino vivaio opppure nel terreno che abbiamo in comune coi miei cugini. E mio padre diceva sempre...meno male che c'è Stefano se no le sterpaglie ci riempirebbero. Questa è l aconoscenza che ho di lui: di un ragazzo che fin da giovanissimo lavorava come un mulo e che usciva pazzo per il pallone. E lo ricordo piccolino che arrivava d a sua mamma dicendo: vado a giocare a pallone...e sua mamma...Stefano, vieni qui, almeno mangia! E lui: no, devo andare...con quel visetto dolce. Io lo conoscevo così, da lontano, come del resto faccio con tutti secondo un atteggiamento che per molti è snobbismo ma che invece per chi mi conosce, è la mia solita filosofia...mai affezionarsi a nessuno...così non soffri...stoicismo puro! (o idiozia pura...fate voi). Il sugo manzoniano del discorso è che il 7 ottobre è stata l'ultima sera di Stefano, questo ragazzino mite che stava rilassandosi con l afidanzata e gli amici in un locale di Falcone e che un tizio, un delinquente pluricondannato e paranoico ha ucciso con una lupara...così, a sangue freddo...senza alcun motivo, SENZA ALCUN MOTIVO, solo per sfogare la sua imsoddisfazione della vita...morire con un colpo di lupara è orribile perchè è un fucile a pallettoni che ti massacra il corpo...nel centro del paese, sotto gli occhi di tutti. Non posso pensare ai miei cugini, ai suoi genitori...alla sua famiglia...distrutta per sempre...si vedeva nei loro occhi mentre guardavano increduli ripetendo...ci ha tolto la pace, ci ha distrutto la vita...io liguardavo e capivo che era vero e mi chiedevo: ma perchè uno che ha commesso diversi reati, un violento, era ancora libero? ma i caramba ch eci stanno a fare? solo a chiedere ai cittadini perbene che lavoro fanno??? come mai nessuno ha fatto niente prima? eppure aveva aggredito altri! Posso solo dire che al funerale di Stefano c'era il mondo intero...fiumi di gente, di giovani, a testimonianza di "chi era", di "chi è stato". Tanti hanno parlato, hanno urlato l'assurdità di questa morte...false le cose scritte sui giornali all'inizio...Stefano non era nè un bullo nè un capobranco, non aveva offeso nessuno..era troppo mite! Lo ha gridato il sindaco, lo hanno gridato gli amici...fiumi di gente anche alla messa di ottava, una nostra tradizione...non si sarebbe mosso nessuno se Stefano non lo avesse meritato...non c'è più....e io non mi so dare pace! Non capisco perchè! Tesori nascosti da una discografia perniciosa!Nella maniera più banale ho scoperto un tesoro della musica contemporanea. Come chi mi conosce sa, ascolto prevalentemente musica lirica ma non ho mai disdegnato altri generi. Anzi, ascolto qualunque tipo di musica con passione perchè...l'arte è arte e la vedi in ogni sua forma quando c'è. E' anche vero che la musica pop spesso offre schifezze. Ma mi rendo conto sempre più che è il "business" a deciderlo. la musica bella c'è ma spesso viene tenuta nasosta per motivi...boh..commerciali? Mah, non sono convinta. E vi spiego il perchè. In premessa ho detto di avere scoperto un tesoro nella maniera più banale: si tratta di Andrea parodi, voce dei Tazenda, morto l'anno scorso di cancro. Quest'uomo era un artista eccezionale, sia in gruppo coi Tazenda. che dopo come solista. Ho ascoltato delle canzoni sue meravigliose, veramente meravigliose, delle poesi. In particolare "non potho reposare" è qualcosa di così eccezionale e stupendo...che non trovo parole per descriverla. Vi consiglio di ascoltarla. Eppure io questo artista lo scopro ora, ad un anno dalla morte, grazie ad una canzone che probabilmente è arrivata al top della hit parade di questa estate perchè c'era di mezzo eros ramazzotti. Mi riferisco a domo mia, cantata dai Tazenda con la collaborazione, appunto, di Ramazzotti, scritta proprio per commemorare Parodi. Sapete che sono curiosa, ho voluto capire, sapèere...e ho scoperto tutto!...ma è una vergogna! In pratica, o hai i milioni per comprare tutti i cd che trovi alla ricerca del cantautore bravo o ti accontenti della mediocrità. Io veramente mi sento offesa e dispiaciuta. Quest'uomo si è "arrabbattato" tutta la vita per campare di musica e viene riconosciuto come "grande" da morto (è capitato anche a Mia Martini) quando ci sono certi cani che guadagnano fior di quattrini solo perchè vanno a letto con chissà chi...ma noi che ci stiamo a fare sulla terra? Ma non ci schifiamo mai? ma non ci scandalizziamo mai? ma non ci ribelliamo mai? siamo peggio delle bestie! Ecco perchè il mondo va a rotoli...è co,lpa nostra...e lo vedi già dall'arte...che dovrebbe essere libera e dovrebbe abbellire il mondo...lo noto ogni giorno quanta ne viene portata avanti! Scusate lo sfogo. Addio Maestro Parodi. Mi scuso con lei per la mia pochezza ela mia mediocrità. So che in una bara lei se ne fa ben poco delle mie tardive scusa. Ma io gliele faccio lo stesso. Grazie per quanto ci lascia. prometto che saprò apprezzarlo. Esame di ammissione!Ragazzi, è finita! Finalmente il 6 settembre è arrivato ed è passato. Tutta l'estate a prepararsi per questo giorno e poi mi arriva il ciclo...nooooo! Che sfiga cantare con le mestr...
Ma procediamo con ordine. Intanto il giorno prima ho chiamato a raccolta gli amici: con Silvia e Mery abbiamo scelto l'abito da indossare (dopo le pressioni di Eleonora, la mia insegnante di tecnica) . Da tutti ho preteso conforto e assistenza morale. Ho stirato i capelli, ho cenato in pizzeria (ingerito carboidrati), preso una camomilla e dormito come un ghiro. Carmine ed Eleonora mi hanno inviato due sms stupendi che conservo. Alberto al mattino mi ha accompagnato a Messina. C'era un macello...e io non ero tra le più giovani! sigh sigh! mi consola il fatto che ero guardata (:PPPP non sono ancora tanto male!). Classe di canto: siamo un sacco e una sporta...ci sono 2 bassi e un baritono...non c'è storia. sono voci troppo rare! Poi pure 2 mezzosoprani...ma che ci faccio qui io, povero soprano vecchiardo e dolorante! ok, siamo in ballo e balliamo. Ho promesso a me stessa che non mi sarei fatta scoraggiare (e poi mi uccidono se non do il meglio di me). Una delle esaminatrici mi guarda e mi demoralizza: con quelle spalle cadenti non puoi studiare arte scenica! Cominciamo bene! Finalmente tocca a me (dopo una mattinata...e io che ho fatto precipitare Carmine...a proposito...lui è il mio pianista accompagnatore). Entriamo: tre esaminatrici: due gentili ed una scorbutica...che poi sarà magari la più buona! cominciamo... sbagliano l'età...io non ho di sicuro 22 anni! Stupore di rito: ma come te li porti bene! Ok, Proseguiamo. 1° sorteggio: il mio esercizio preferito. benissimo. Lo eseguo senza guardare lo spartito. 2° sorteggio : son pochi fiori...uffa volevo "vedrai carino". vabbè. Mamma come canto male...non ho fiato sufficiente...che dolore al basso ventre...spingo come una dannata...che schifo! Meno male che almeno interpreto! Il tremore poi, è vero! proseguiamo. Segue parapiglia con Carmine-Zorro che mi difende...meglio proseguire evitiamo storie...Fausta più che bel canto la eseguo come Aida...:P povera Eleonora...chiudo con stornello di Verdi che era meglio all'inizio perchè leggera... segue colloquio ed esco. Mi spiace raga so andata male...un anno buttato...ma no ma no...solo spingevi ma era buona. Si vabbè -penso io- lo dicono per consolarmi. Sento gli altri e mi sembrano dei. ce ne andiamo. Accompagniamo Eleonora. Mi chiama Carmine. Passa di qua. Mi bacia e mi dice brava. WOW...scusa mery mi so beccata un bacio al posto tuo! Cmq non ci spero: 2 bassi entrano di sicuro...2 mezzosoprani e una caterva di raccomandati...i posti sono 4 mica cento! ...depressione di rito. La sera nessuno si fa sentire, passa la notte, passa il mattino...ok mi faccio sentire io. sms a Carmine ed Eleonora...ditemelo s emi hanno bocciato...non mi ammazzo mica. Mi risponde carmine...chiamami subito..lo chiamo..sei 12a...lo immaginavo...chi è passato. Fa lui...il primo è il basso, il secondo l'altro basso....e poi...e poi -dico io?-...la 3a è una certa...AHAHAHAHAH SONO IOOOOOOOOOOOO!!!!! no, non ci credo...sono io. che bello! danzo sul divano, ballo sul letto, corro per casa...chiamo Alberto che era in viaggio...su MSN è una festa! Incredibile..Carmine ti adoro...adoro tutti..i ti amo e i ti adoro si sprecano mentre la pazzia mi invade la testa...Vedo i quadri...ho preso 8,70...in quelle condizioni! Non ci posso credere...Ancora non ci credo! La prima delle donne...un soprano! con tutte le voci rare che c'erano!Sto sognando! E' valsa la pena passare l'estate a studiare! GRAZIE A CHI MI HA SOSTENUTO! e io che credevo di non piacere nemmeno al mio pianista! sono felice...siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! OPG: La maison de fous!Ospedali Psichiatrici Giudiziari: I dimenticati da tutti!
EvaKant
Sicuramente oggi viviamo un’epoca di grande fermento: sono tante le istanze portate avanti e tante le motivazioni “ufficiali”. Eppure il cittadino più attento ha la percezione che qualcosa non quadra, che gli si stia tirando un bidone. Già, perché in un periodo di grande crisi economica si sente parlare molto di PACS e di eutanasia. Ma che senso ha parlare dei diritti delle famiglie di fatto, quando non sono garantiti neppure quelli delle famiglie legalmente riconosciute? “Welby si, Welby no....”. Intanto quanta gente muore per il disinteresse della società? Nessuno ci pensa? Boh, non sarà di moda. Non parliamo poi della corruzione: dire che dilaga ovunque è puro eufemismo! Eppure, in tutta questa confusione ci sono persone che continuano la loro opera senza fermarsi, senza occuparsi di ciò che non è realmente importante. Una di queste è Padre Giuseppe Insana, da me affettuosamente chiamato “padre Pioppo”. Non credo che egli si sia mai soffermato a pensare perché lo chiamo così, magari pensa che sia solo una distorsione scherzosa del suo nome (in Sicilia il diminutivo di Giuseppe è Pippo = Pioppo). Invece io non mi riferisco solo al gioco di parole, ma anche all’albero, perché... anzi non ve lo dico! Lascio indovinare a voi. Ma chi è padre Pippo? È un uomo che molti anni fa ha sentito la vocazione al sacerdozio. Ha accettato questa chiamata per amore, in un periodo in cui purtroppo la fame e la miseria spingevano alcune famiglie a mandare i figli in seminario per sopravvivere. Padre Pippo invece è più vicino alla figura del prete operaio. Quando sento parlare di sacerdoti che praticano il nepotismo, so che non si parla di lui, perché non ha portato alla sua famiglia alcun beneficio economico. È un uomo semplice, spontaneo e genuino, che da 25 anni si occupa degli ultimi tra gli ultimi, di coloro che nessuno vorrebbe accanto, di coloro che sono reietti persino dal loro stesso sangue: gli internati dell’ospedale psichiatrico di Barcellona P.G. Tramite padre Pippo sono venuta a contatto con una realtà che non solo non conoscevo, ma che neppure immaginavo: quella degli alienati mentali considerati “socialmente pericolosi”. Ne avevo sentito parlare in due occasioni: in un documentario sul Terzo Reich, in cui si spiegava come venissero eliminati, e leggendo un romanzo di Dacia Maraini, in cui si "intuiva" quanto poco contassero agli occhi del mondo. Se guardiamo la storia dei cosiddetti “manicomi criminali” non facciamo certo una figura migliore dei nazisti: elettroshock, torture, abusi, ricatti... situazioni che viveva chi doveva essere curato! Entrando in un OPG si pensa che tutti siano assassini, stupratori, pedofili, e invece la maggior parte dei degenti è lì perché ha offeso qualcuno, per reati all’interno della famiglia, perché drogati o alcolizzati. Uno di loro si trova in OPG perché ha chiesto un “pizzo” di un euro! Un altro per aver offeso un carabiniere. Un altro ancora è alcolizzato e lo tengono rinchiuso “perché se esce beve e ridiventa pericoloso”. Quindi, invece di curare l’alcolismo ci si limita ad isolarlo. Badiamo bene che OPG equivale a ergastolo bianco! Manca la certezza della pena! Si entra per un reato di pochi mesi e vi si resta per anni. So che son cose difficili da credere, ma è realtà. Si rinchiude la gente e si getta la chiave. Perché? Beh, i motivi sono tanti! Ma è chiaro che mentre la persona responsabile delle proprie azioni - se commette un reato - ha una pena stabilita, chi invece è incapace di intendere e di volere è sì prosciolto per vizio di mente, ma viene ricoverato perché “pericoloso socialmente”; “dovrebbe” essere curato e poi liberato quando non più pericoloso. Sembra un meccanismo semplice, con tanto di psichiatri che periodicamente controllano lo stato del paziente e vagliano un eventuale reinserimento nella società. Questo vale per i ricchi e per i “figli di papà”; i “figli di nessuno” vengono buttati là dentro dallo Stato, o da famiglie incolpevoli che non sono in grado di gestire certe situazioni, o da famiglie che non vogliono occuparsene (ma vanno a riscuotere le pensioni di questi poveracci tramite delega). Pochissimi prendono la decisione di liberare un internato, anche se perfettamente guarito e in grado di reinserirsi socialmente. Da noi c’è un detto meraviglioso che sintetizza questa paura: “parramu parramu, ma poi...’ccu c’a ‘ttacca a campanedda ‘o iattu?” (è facile fare propositi, ma poi chi tra i topi ha il coraggio di andare a legare un campanello al collo del gatto?). Non parliamo poi del mantenimento di questi ospedali, che in Italia sono per la maggioranza maschili. Lo Stato stanzia per ogni degente pochi spiccioli (più o meno come per un cane) e a nessuno importa, perché sono gli ultimi degli ultimi! Eppure padre Pippo ha loro dedicato la vita. Non si è messo al servizio dei potenti, ma ha servito i poveri tra i poveri. Ha iniziato oltre vent’anni fa come cappellano dell’OPG e la sua vocazione ha fatto miracoli. Grazie a lui, nel corso degli anni le condizioni interne sono migliorate. Non è certamente stato un processo né semplice né rapido. Raccontare tutte le difficoltà e le angherie che ha dovuto sopportare riempirebbe un intero libro. Padre Pippo ha lottato per “i suoi ragazzi” e lotta ancora oggi con una forza incredibile: lotta tra la gente comune, così come ad alti livelli, per creare una nuova mentalità, per sensibilizzare il sistema. La sua associazione C.A.S.A di accoglienza e solidarietà accoglie gli internati che escono in licenza-premio o godono di qualche beneficio di fine-pena. Se non ci fosse questa struttura difficilmente potrebbero uscire (“se nessuno ti accoglie non esci!”). Ha creato inoltre dei gruppi di volontariato che periodicamente entrano in OPG allo scopo di socializzare, di riabituare gradualmente queste persone al mondo esterno, in attesa di essere liberati. Sempre grazie al suo input, alcuni giovani avvocati hanno iniziato a loro volta un volontariato di consulenza legale gratuita per garantire che ognuno abbia la migliore difesa possibile. Insomma, il mio “padre Pioppo” (ora capite perché lo chiamo così) ha smosso davvero le acque. È un grande uomo, uno di quelli che ti parlano di teologia in termini diversi dal solito (ma la sostanza è sempre quella), un uomo semplice che non bada ai fronzoli, ma con cuore e tenacia (un gran rompiscatole diciamo) ti fa capire cosa significa essere cristiano. Voi non lo conoscete, ma da noi è ormai un’istituzione (anche se lui non lo sa). Insomma, in un’epoca in cui tutti parlano, elaborano teorie di ogni tipo, padre Pippo no: lui bada ai fatti. Il mio DiarioCiao ragazzi! Visto che nel giro di poco tempo sono riuscita a incasinare persino il mio blog, ho pensato di fare ordine "smistando" la categoria delle situazioni paradossali che mi capitano ogni giorno in una sezione specifica: il mio diario appunto.
Qui dovrei scrivere tutto quello che mi capita (specie con voi) ogni santo giorno (ricordate però che io sono volubile e incostante...non vi aspettate la dedizione che si ha per le scritture contabili). Ovviamente potete partecipare 8anche s eso che siamo in estate e siete tutti a mare...non mi aspetto molto). Ave atque valete. Eva Recensione RaccontoIL NATALE DI AGHATA C.
EvaKant
Uno dei classici di Natale più famosi è senza dubbio il Racconto di Natale di Charles Dickens. Non so invece quanti di voi hanno letto L’avventura del dolce di Natale di Agatha Christie. Personalmente lo rileggo una decina di volte l’anno. E’ uno dei racconti che preferisco perché riflette la mia idea di un Natale perfetto (anche l’autrice vi era particolarmente legata). In verità si tratta del classico racconto giallo, una delle avventure di Hercule Poirot (tra i più celebri investigatori dei racconti “gialli” di tutti i tempi), per cui tutti mi chiedono cosa c’entri “La regina del delitto” con l’atmosfera del Natale. Invece proprio leggendo questo racconto, o meglio, gustando i “dettagli” di questo racconto (magari sprofondati in poltrona con un plaid sulle gambe e una cioccolata fumante), ci viene trasmessa l’essenza, l’atmosfera dei ricordi dell’autrice. Il racconto s’ispira, infatti, proprio all’infanzia di Agatha Christie che a tale proposito scrisse: …quanto sono grata a quella gentile e ospitale padrona di casa che ha reso quei giorni di Natale così belli e luminosi da essere ricordati ancora alla mia età. E’ un racconto particolare perché la storia principale ha in realtà, una funzione secondaria; è un pretesto per svolgere la trama del vero racconto che è lo sfondo: il Natale. L’autrice si sofferma minuziosamente sui dettagli. Poirot indaga, ma il lettore quasi dimentica lo scopo del suo arrivo: è troppo preso a guardare con gli occhi della fantasia la grande casa vittoriana con gli alti camini, vuota quasi tutto l’anno, ma che a Natale si anima e raccoglie diversi ospiti: il vecchio colonnello Lacy e la moglie; Sarah, la giovane nipote; il fidanzato Desmond - cacciatore di dote - con la sorella; i cugini Colin e Bridget; il loro compagno Micheal; gli amici David e Diana. E poi Peverell, il fidato maggiordomo, e la signora Ross, una cuoca di rara maestria. Una serie di personaggi così diversi tra loro, che però si ritrovano sotto lo stesso tetto e condividono la stessa festa. Sarah, così ribelle e indipendente, torna ogni anno nella vecchia casa di campagna e vorrebbe andare alla messa di mezzanotte coi cuginetti; Peverell, ormai vecchissimo e in pensione, non rinuncia a servire i vecchi datori di lavoro almeno a Natale e a portare in tavola l’enorme dolce preparato per l’occasione; mentre la signora Lacy lo guarda temendo che si senta male (ma non ha il coraggio di privarlo di questo piacere). La signora Ross lascia tutti i suoi impegni pur di andare a cucinare a Kings Lacy. Anche Desmond, malvisto dalla famiglia di Sarah, viene accolto con cortesia e lo stesso Poirot che in fondo è uno sconosciuto e per di più forestiero (la Christie dipinge sempre gli inglesi diffidenti verso i forestieri) trova un’accoglienza calorosa. La signora Lacy riempie di dolci le lunghe calze appese al camino per tutti gli ospiti. Ognuno va in cucina a dare una mescolata all’impasto del dolce come vuole la tradizione mentre le giornate scorrono seguendo un rituale immutabile: dai giochi con la neve in giardino, ai canti, alla “scarpinata” fino alla chiesa, al magnifico pranzo con tanto di megadolce finale ripieno di crema, ma anche di sorprese varie (il bottone dello scapolo, l’anello della sposa…). Un Natale “…come ai vecchi tempi” insomma. Immergersi in una descrizione dettagliata priverebbe il lettore del piacere di leggerlo. E sarebbe un vero peccato, perché in questo racconto troviamo “qualcosa” che oggi è possibile vedere sempre più raramente: non solo lo spirito del Natale, ma anche la gioia delle cose semplici, dello stare insieme, l’armonia, il gusto di donarsi agli altri, e in particolare l’unità della famiglia, una famiglia che riesce a stare insieme nonostante tutto. I legami familiari sono forse il tratto più bello di questa storia. Rappresentano una di quelle cose importanti che la società sta perdendo senza neanche accorgersene. Oggi si hanno sempre preoccupazioni, le feste si passano all’estero perché è alla moda, si cerca il divertimento originale, si cerca, si cerca… e non si trova mai qualcosa che ci renda felici. Invece, leggendo L’avventura del dolce di Natale si trovano pagine intrise d’una felicità che non è quella delle favole. Questa è la felicità che si conquista con lo sforzo, la sofferenza… nonostante le incomprensioni. E’ una serenità che non “piove dall’alto”, ma che viene costruita con determinazione e spirito di sacrificio da parte di tutti. In questa storia vengono espressi, con garbo e leggerezza, quei valori immutabili su cui si fondano le società di ogni tempo e che vanno custoditi come tesori preziosi e dove termini come sacrificio, costruire, sopportare, sono espressioni dell’amore e non semplici forme di cortesia (ma non è forse questo il senso del cammino cristiano?). “Si, credo che, tutto sommato, sia un racconto che valga la pena di leggere” Art. AbortoPotrei dire la “mia”?
EvaKant
Credo di dovermi definire una ragazza fortunata, visto che i miei genitori hanno deciso che io dovevo nascere. Purtroppo, quattro milioni di bambini non sono stati altrettanto favoriti dalla sorte! Quattro milioni di vite definite “ammassi di cellule”. Mi chiedo: è giusto o non è giusto? Di sicuro è legale. Almeno in molti Stati. Ma al di là di ogni considerazione teorica, sto male al pensiero che se mia madre fosse stata una di quelle che scrivevano sui muri “aborto libero!”, una di quelle che non si “sentono pronte”, io non sarei nata! Non riesco neppure a descrivere la paura, la rabbia che una simile sensazione mi dà. Anche per lei è stato difficile studiare, prepararsi ai concorsi e lavorare con una figlia ed una famiglia da gestire. Eppure lo ha fatto. Non si è tirata indietro. E mi ha dato anche un fratellino! È angosciante pensare che un altro essere umano può decidere se vivrai… è davvero angosciante! Soprattutto considerando che il padre del concepito non ha alcun diritto sul nascituro! Un padre, cioè, può avere diritto all’affidamento del figlio, ha l’obbligo di mantenerlo ma non può deciderne la nascita: è un privilegio esclusivo della donna, proprietaria di questo “oggettino di 5 centimetri”. Solo lei può decidere se un uomo avrà il diritto di essere padre. Una donna ha potere di vita o di morte sul feto che porta in grembo, senza che questo desti scalpore laddove sensibili coscienze restano indignate ed inorridite di fronte ad un genitore che dà una sberla al proprio figlio! Dire che un feto di dodici settimane non è un essere vivente lascia perplessi: recentemente è stata pubblicata una foto che ritrae un feto di 5 mesi operato all’interno dell’utero materno… Ebbene, la foto lo immortala nell’attimo in cui la manina afferra il dito del chirurgo! A cinque mesi la vita c’è! Chi può affermare con assoluta certezza che a tre non vi sia? Come si può stabilire quando inizia la vita, quando un embrione cessa di essere un oggetto e diventa un essere vivente che ha dei diritti? Eppure la legislazione riconosce dei diritti all’embrione: ad esempio, secondo l’ordinamento giuridico italiano, il concepito ha capacità successoria. In parole povere, un embrione (anche di un giorno soltanto) può vantare diritti patrimoniali ma non può vantarne sul bene più importante: la vita! Se un embrione non ha vita, come può ereditare (potremmo fare testamento nominando nostro erede una pietra?)? Può una vita essere proprietaria di un patrimonio e non avere diritto a goderselo? Oppure può un ammasso inerme essere titolare di un patrimonio? La legge stessa ammette che un tessuto di 5 centimetri può ereditare! A questo punto le idee si confondono davvero. Non è più una questione di credo religioso e forse neanche di morale…questo è buon senso…, caro, vecchio buon senso, seppellito quando è scomodo e tirato fuori all’occorrenza. Si è parlato di conquista della donna, di diritti, di tutela della donna; ma come può una madre uccidere il proprio bambino serenamente, contraddicendo la sua stessa natura, e poi vantarsi che è una conquista della civiltà? Non credo che legalizzare l’omicidio possa definirsi una conquista (vita o non vita, è comunque un bambino che non nascerà mai). Tra i molti argomenti a sostegno dell’aborto, quello che più mi ha meravigliato è: “…è meglio abortire che far crescere un bambino non desiderato che non si sentirà amato...”; un uomo può cioè decidere se la vita di un altro è degna di essere vissuta? Tutti coloro che hanno una vita difficile o non si sentono amati devono quindi essere uccisi?! L’esperienza di una donna di nome Anna smentisce ogni argomentazione: “Ho sempre creduto nelle battaglie di liberazione della donna e ho partecipato a tutte le iniziative che rivendicavano il diritto delle donne all’aborto. Ero tra quelle che scrivevano sui muri “aborto libero!”. È un mucchietto di cellule, così mi dicevano...; così dicevo alle altre quando le accompagnavo ad abortire. Così mi dissi quando scoprii di essere incinta ed andai ad abortire. Poi mi sono sposata e dopo qualche tempo desiderammo un figlio. Ad un mese e mezzo di gravidanza andai a fare l’ecografia. Ho sentito il cuore del mio bambino battere… e mi è crollato il mondo addosso! In pochi istanti ho ripensato a tutte le bugie dette, sussurrate, urlate. Sono stata ingannata! E quante donne ho ingannato! Non deve più succedere, bisogna impedirlo! Vi prego datemi la possibilità di raccontare la mia storia perché nessuna donna venga più ingannata!”. Quante donne come lei rimpiangono oggi il figlio che non c’è e lo vedono negli occhi dei loro bambini…; certo ci sono anche quelle che se ne fregano… La verità scomoda che nessuno vuole dichiarare e che tutti evitano di dire è semplicemente che fa comodo così. Non importa che sia lecito, che sia giusto…è conveniente. L’opportunismo, l’egoismo, sono questi gli slogan di una società che opera delle scelte di comodo: pretende i vantaggi ma rifiuta le responsabilità. Così è meglio dire che sono cellule senza vita invece di affermare: “sto uccidendo mio figlio ma mi è più facile... tanto ne posso avere quanti ne voglio!”. Meglio trincerarsi dietro comode bugie. È più semplice che essere sinceri! Perché essere sinceri significherebbe guardarsi dentro e capire l’orrore in cui l’uomo sta scivolando per il proprio egoismo. Non lamentiamoci se i figli uccidono i propri genitori, se non hanno rispetto, se sono egoisti: se un genitore crede che avere dei figli sia un optional che si concede, ogni figlio crescerà con l’idea che la propria nascita non è frutto di un atto d’amore ma di una valutazione pratica, alla stregua dell’acquisto di una macchina. Non esiste amore senza sacrificio di sé: se un genitore definisce “oggetto” la vita che porta in grembo, come mostrerà cosa è l’amore? Che scala di valori può trasmettere? Sicuramente l’aborto sarà reso legale dappertutto, ma sarebbe opportuno almeno essere onesti: non si dica che è per il bene del bambino! È per la comodità del genitore (mancato!). Non si dica che non è vita, perché già ad un mese e mezzo si sente battere il cuoricino. Non si cerchino scuse. Non chiediamo altro che un po’ di sincerità. Si scelga la strada che si vuole seguire, ma senza ipocrisie e senza accampare alibi, soprattutto quando questi figli nati da una concessione, a cui viene detto che l’aborto è giusto, affermeranno che anche l’eutanasia è giusta (come già avviene) e decideranno della vita dei genitori, affermando che è più umano ucciderli anziché vederli soffrire (mi pare si facesse con i cavalli azzoppati fino a poco tempo fa). Forse allora qualcuno capirà.
Ecco un eccezionale documento medico e la più straordinaria testimonianza del grido alla vita sino ad ora conosciuto: la foto ritrae un feto di sole 21 settimane operato, per correggere un’anomalia fetale, nell’università americana di Vanderbilt. Come si può vedere l’immagine riprende l’embrione nell’attimo in cui trae la mano dall’interno dell’utero materno ed afferra il dito del chirurgo che lo sta operando. Non si dica che si tratta di mero tessuto laddove una foto urla e denuncia la falsità di quest’affermazione. Articolo EndometriosiENDOMETRIOSI: LE DONNE DI CUI NESSUNO PARLAVA. EvaKant
Mi rendo perfettamente conto che potrebbe sembrare fuori luogo, affrontare un argomento così “medico” come l’endometriosi all’interno di un giornale che non è specialistico. E forse non dovrei nemmeno essere io a parlarne. Ma poichè “qualcuno deve pur farlo” con i mezzi a propria disposizione, mi è sembrato opportuno cominciare io perchè purtroppo la migliore amica dell’endometriosi è “l’omertà” delle donne e quindi la disinformazione. Questa infatti, è una malattia subdola le cui cause non sono ancora chiare (ma si è capito che è una malattia multifattoriale: fattori ambientali come l’inquinamento, e genetici) e che si sta diffondendo a macchia d’olio: in Italia sono 3 milioni le donne affette da endometriosi, in Europa 40 milioni i casi, 140 milioni in tutto il mondo (quelle scoperte; moltissimi casi infatti vengono taciuti). Cosa è l’endometriosi? L'endometriosi è una malattia in parte ancora misteriosa che colpisce le donne in età riproduttiva. Il nome deriva dalla parola "endometrio", il tessuto che riveste la superficie interna dell'utero e che cresce e successivamente si sfalda ogni mese durante il ciclo mestruale. Si ha endometriosi quando del tessuto simile all'endometrio si localizza al di fuori dell'utero (es. cisti endometriosiche), in altre parti del corpo (ad es. ovaie, legamenti dell’utero, intestino e in casi rari braccia o polmoni). Tali formazioni possono essere causa di dolore, sterilità o di tutta una serie di altri problemi (uno più “simpatico” dell’altro). Il primo caso di endometriosi è stato diagnosticato nel 1960 (ma sicuramente è molto più antica) eppure ancora oggi è poco conosciuta. Questo anche per “mancanza di casi”: sono poche le ragazze, pochi i genitori, poche le mamme, che “si rendono conto che quelli affrontati non sono disturbi, dolori normali”; e sono pochi i medici che la diagnosticano, che la intuiscono. In sostanza, per capire meglio di cosa parliamo, ci sono delle ragazze, delle donne che vivono il loro ciclo mestruale in maniera particolarmente dolorosa e questo non perchè siano esageratamente sensibili al dolore ma probabilmente perchè soffrono di endometriosi. Infatti il dolore esagerato (in molti casi tocca i gradi 9 e 10 della scala Mankoski) è uno dei possibili sintomi dell’endometriosi. Mi preme chiarire che non parliamo di semplici dolori pelvici: parliamo di dolori talmente forti da rendere impossibile o quasi svolgere qualsiasi attività fisica, leggere o parlare. Il dolore è spesso accompagnato da nausea, capogiri, svenimenti, febbricola; è talmente forte che a volte porta a gemere e urlare quasi in delirio. E il sottovalutare questa situazione, il non “correre subito ai ripari”, oltre ad essere crudele (i sintomi dolorosi dovuti all’endometriosi normalmente si intensificano nel tempo e solo raramente regrediscono) lascia progredire la malattia che spesso viene diagnosticata solo dopo il matrimonio (mediamente ci vogliono nove anni perchè una donna giunga a una diagnosi di endometriosi) allorché si presentino problemi di sterilità (una donna su tre che soffre di endometriosi ha problemi di concepimento). Chiaramente i sintomi non sono solo questi e non sono limitati ad un determinato periodo del ciclo ma nella maggior parte dei casi si possono presentare con una variabilità molto ampia sia nella tipologia sia nell’intensità. Solo nel 20% dei casi l’endometriosi è asintomatica ma questo non vuol dire che non ci sia o che la si possa trascurare: infatti i sintomi dell’endometriosi si possono distinguere in due categorie: dolore e sterilità/infertilità. Nell’ambito dei sintomi dolorosi, quelli riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (dismenorrea), dolore all'ovulazione, dolori durante o dopo i rapporti sessuali (dispareunia), dolore alla defecazione (dischezia), dolore alla minzione (disuria), dolori che si irradiano verso la zona rettale, dolore alla regione lombare. Inoltre si possono verificare: spotting (perdite di sangue nel periodo compreso tra una mestruazione e l’altra), sangue nelle feci o perdite di sangue dal retto (proctorragia), sangue nelle urine (ematuria), nausea, diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali, mal di testa, stanchezza e senso di affaticamento. L'intensità del dolore non è in rapporto né all'estensione e/o alle dimensioni delle lesioni né alla gravità della malattia. La sterilità/infertilità colpisce il 30-40% circa delle donne con endometriosi ed è un esito comune con il progredire della malattia (quindi anche donne fertilissime possono avere difficoltà di concepimento). Purtroppo allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non esiste una cura definitiva per l’endometriosi che rimane, dunque, una malattia cronica. Pertanto, le terapie possibili, che si distinguono in terapie chirurgiche e in terapie mediche cioè farmacologiche, sono mirate ad alleviare i sintomi cioè a contenere il dolore nelle sue varie manifestazioni e/o a contrastare l’infertilità. L’endometriosi non ti uccide, non è una malattia che ti “toglie la vita” ma te la rende un vero inferno! E’ chiaro che in questa situazione la qualità della vita della donna è davvero bassa: siamo di fronte ad una malattia invalidante che comporta anche altissimi costi per il paese (il 14% delle donne ha dovuto ridurre l’orario di lavoro o ha perso il posto di lavoro; il 4,1% dei ricoveri con degenza media di 4-6 giorni è dovuto all’endometriosi; 128 milioni di euro è la spesa annua farmacologica). Ma l’aspetto peggiore, quello che fa più male, è la supponenza e la leggerezza di chi sta intorno. Quante donne si sono sentite dire: e che sarà mai!! Quanta gente soffre! Sei esagerata! Anche io stavo male! (seguendo questa logica nessuna malattia sarebbe stata scoperta nè tantomeno andrebbe curata). Bisogna chiarire. Il dolore mestruale è una cosa; il dolore di chi soffre di endometriosi è tutt’altro. Anzi, rubando le parole utilizzate da insigni medici durante l’ultimo convegno sull’endometriosi: le donne affette da endometriosi spesso soffrono di dolori UGUALI o SUPERIORI -per intensità- a quelli del parto (quindi è come se si partorisse ogni mese circa). Il che sembra ben diverso da un dolorino pelvico! A chi sta sorridendo leggendo questa frase aggiungo che il senato italiano (e non solo l’Italia) ha dichiarato l’endometriosi malattia sociale e ha messo appunto un disegno di legge che – tra le altre cose- offre gratuitamente la terapia farmacologica a chi è affetto da endometriosi. Sarebbe un pò troppo per un banale mal di pancia! E’ anche per colpa di questo atteggiamento che sono poche le donne che non si rivolgono ad uno specialista e riescono ad avere un aiuto tempestivo. Vorrei concludere citando Jacqueline Veit, Presidente dell’Associazione Italiana Endometriosi Onlus: “Dopo anni di lotta, arriva finalmente la prima proposta di legge a favore delle donne affette da endometriosi. È semplicemente inaccettabile che nel 2007 più del 40% delle donne con endometriosi abbia paura di dirlo al proprio datore di lavoro oppure che i dolori mestruali siano ancora considerati un tabù per cui si prova vergogna a parlarne con i medici. ....[dobbiamo] fare ogni sforzo per ottenere diagnosi più tempestive, migliorare i livelli di consapevolezza dei sintomi, migliorare l’informazione e il sostegno personale, professionale e medico.” (www.endoassoc.it).
corociao raga! oggi non sono andata a lezione...male male!
Stsaera mi raccomando la puntualità. ciao.
Ragazzi, ieri sera siete stati meravigliosi! sono così orgogliosa...nemmeno se avessi cantato io! vi sbaciucchierei...braviiiiii! Agenda impegniSalve ragazzi. Un breve intervento (siamo ancra incasinati con l'adsl) per ricapitolare gli impegni di giugno.
Il 10 e il 17 ormai sono passati ma questa settimana si preannuncia ancora più impegnativa.Il 19 siamo in cattedrale a messina già alle 17...mi raccomando;
Giorno 20 basilica di S.Seb. Barcellona ore 18.30;
il 23 ore 16. basilica barcellona;
ore 18 cattedrale Messina (lo so che è quasi impossibile ma che ci posso fare?)
il 24 mttina siamo a messina (non ricordo dove) e il 24 sera ore 18.30 basilica Barcellona e ore 21 Messina.
Le prove:
18-6 ore 20.00
Vi aggiorno in seguito sulle altre prove perchè devo vedere come sono messa io coi miei impegni. Cmq il sugo manzoniano è questo qua.
E non pensiamo ancora agli impegni della prossima settimana....quando cominciano le vacanze? smick. ave atque valete. Eva SEminario di musica SufiCiao ragazzi! E' un pò che non scrivo nulla. D'altro canto la costanza non è mai stata tra i miei pregi. Sono appena tornata da n sminario sulla musica sufi. ma non voglio dirvi nulla adesso perchè abbiamo i pc incasinati e passeranno almeno due settimane prima di avere nuovamente l'adsl...e io con l'analogica proprio non mi ci trovo. Sappiate cmq che mi sono divertita! se siete curiosi fatevi un giretto su internet...bye Prove coroCiao ragazzi, lo ricordavate vero che stasera ci sono le prove? Lo so che sono proprio ora, adesso arrivo. Volevo ricordarvelo sul blog che poi dite che non dico mai nulla. Oggi altra giornataccia. Non vedo l'ora arrivi il 15 Maggio così siamo tutti più liberi....beh, si fa per dire! Ok. Ci vediamo in Basilica tra poco...muovetevi! indovinate!Ciao ragazzi! Indovinate perchè stasera non posso venire con voi...??? esatto...ho l'emicrania tanto per cambiare. Questo blog è proprio sfigato, non riesco a trovare mai modo per sistemarlo. a domani.
Ps. le prove sono a cori uniti alle 19.45
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